Sabio Tarot · Storia e curiosità
Quando si cominciò a leggere i tarocchi per divinare
Una carta quattrocentesca e un libretto ottocentesco di istruzioni per la cartomanzia possono appartenere entrambi a mazzi di 78 carte, ma testimoniano pratiche diverse. Le prime prove note presentano i tarocchi come gioco; i metodi espliciti di divinazione arrivano in seguito. La cronologia diventa più chiara se distinguiamo quattro parole: gioco, uso documentato, manuale e diffusione.
Il Metropolitan Museum of Art colloca le prime testimonianze dei tarocchi nei decenni del 1440 e del 1450, nell'Italia settentrionale, e descrive un gioco di prese con trionfi. Il Victoria and Albert Museum colloca l'ingresso dei tarocchi nella divinazione verso la fine del Settecento e la popolarizzazione occultista nell'Ottocento. Le date non sono confini assoluti validi per tutte le persone.
Prima fase: carte per giocare
Nel gioco, semi e trionfi hanno funzioni condivise dai partecipanti. Le immagini dei trionfi potevano attirare l'attenzione, ma una scena suggestiva non dimostra che fosse usata per annunciare eventi personali. Per provare una lettura divinatoria antica servirebbe una fonte che descriva la pratica con sufficiente chiarezza.
Perciò «non possediamo prove antiche di cartomanzia con i tarocchi» è più preciso di «nessuno ha mai interpretato una carta fuori dal gioco». La prima frase riguarda il limite dei documenti; la seconda pretende di conoscere tutte le conversazioni avvenute per secoli.
Seconda fase: cartomanzia e nuovi racconti sulle origini
Il V&A spiega che Etteilla, nome professionale di Jean-Baptiste Alliette, lavorò inizialmente con le comuni carte da gioco per la cartomanzia e negli anni 1770 creò un mazzo pensato appositamente per divinare. Negli anni 1780, autori esoterici diffusero l'idea, non dimostrata, di un'origine egizia dei tarocchi. Etteilla inserì poi anche i tarocchi nella propria produzione.
Questa sequenza impedisce di attribuirgli senza precisazioni «l'invenzione di tutta la divinazione con le carte». La cartomanzia esisteva già; cambiarono la costruzione di metodi, mazzi e interpretazioni legati ai tarocchi. Il British Museum conserva un oggetto successivo della tradizione Grand Etteilla: 78 carte per cartomanzia con un libretto di istruzioni. L'oggetto documenta il consolidamento materiale di un metodo, non che quell'esemplare fosse stampato quando Etteilla era in vita.
Terza fase: diffusione esoterica nell'Ottocento
Il V&A segnala che l'interesse occultista crebbe nell'Ottocento e collega Éliphas Lévi a nuove associazioni fra tarocchi, numerologia e altre correnti esoteriche. Colloca nello stesso quadro la diffusione di «Arcani Maggiori» e «Arcani Minori». La pratica si trasformò: da carte il cui ordine contava per un gioco a carte il cui ordine e le cui immagini erano lette mediante sistemi interpretativi.
Quando il Met dice che il legame contemporaneo con la divinazione prese piede nell'Ottocento e il V&A cita usi alla fine del Settecento, non si contraddicono necessariamente. Una fonte parla della comparsa dell'uso, l'altra del momento in cui ottenne ampia visibilità. «Iniziare» e «diventare popolare» non sono sinonimi.
Una cronologia senza salti magici
| Periodo | Prova descrivibile | Limite |
|---|---|---|
| Quattrocento | Testimonianze e carte dei tarocchi usati come gioco in Italia | Non documentano un manuale di lettura personale |
| Fine Settecento | Cartomanzia, mazzi e testi collegati a nuovi metodi | Non trasformano l'ipotesi egizia in un'origine provata |
| Ottocento | Espansione di letture occultiste ed edizioni per cartomanzia | Non rappresentano un unico metodo universale |
| Novecento | Mazzi come Rider-Waite-Smith con nuove risorse visive | Non sono la forma visiva originaria di tutti i Minori |
La tabella non racconta un progresso obbligato. I tarocchi continuarono a essere giocati mentre si sviluppavano gli usi divinatori. Due impieghi possono convivere senza che uno cancelli l'altro.
Se possiedi un mazzo attuale, controlla se contiene un libretto e quale scopo dichiara: gioco, studio simbolico, cartomanzia o altro. Poi distingui le regole dell'edizione dalla cronologia delle immagini. Per proseguire leggi Etteilla e i primi manuali oppure i tarocchi prima della divinazione.
Quale prova serve per dire «venivano usati per divinare»?
Una carta con l'immagine della Morte non basta. Una persona può giocarci, collezionarla o contemplarla senza leggerla come presagio. Istruzioni stampate per disporre le carte e interpretarne i rapporti offrono una prova assai più diretta della cartomanzia. Possono esserlo anche testimonianze contemporanee che descrivono una consultazione, purché sia chiaro a quale mazzo si riferiscano.
La distinzione aiuta a valutare affermazioni diffuse online. Se qualcuno sostiene che «i Visconti consultavano già il futuro con i tarocchi», chiedi il documento che registra questa pratica, non soltanto la foto del loro mazzo. Le carte milanesi dimostrano che esistevano carte e immagini di un certo tipo. Il mazzo Etteilla con libretto del British Museum dimostra un diverso impiego in un'altra epoca. Fra le due testimonianze c'è una trasformazione storica che una frase sulle origini non può cancellare.
Non confondere nemmeno cartomanzia e occultismo come se fossero identici. Una persona può leggere le carte senza aderire a un sistema cabalistico; un'altra può studiare corrispondenze esoteriche senza offrire consultazioni. Il V&A racconta come autori e correnti diversi abbiano aggiunto interpretazioni ai tarocchi. Dare un nome alla pratica concreta evita di mettere sotto «divinazione» ogni interesse simbolico.
Che cosa cambia per la lettura di oggi
La data in cui entrarono nella cartomanzia non conferma né invalida l'esperienza attuale di chi usa le carte per conversare o riflettere. Evita però di attribuire a una bottega del Quattrocento un metodo noto da una pubblicazione del Settecento o Ottocento. Quando un libro moderno promette il «significato tradizionale», chiediti di quale tradizione parli: una regola di gioco, un'interpretazione di Etteilla, una corrispondenza occultista o una proposta editoriale recente?
Prova ad analizzare un brano del manuale. Segna con un colore ciò che descrive l'immagine, con un altro ciò che propone come interpretazione e con un terzo le affermazioni storiche. Una frase può appartenere a due livelli, ma dovrebbe spiegare perché. Se il libro sostiene che una carta ha annunciato eventi futuri «da sempre», cerca la fonte datata. Se manca, trattala come possibile lettura di quell'autore, non come descrizione documentata dei primi giocatori.
La storia è più chiara quando usiamo verbi diversi per le date: «è documentato», «viene pubblicato», «si diffonde», «è reinterpretato». L'ordine conta. La circolazione di un'idea nell'Ottocento non cancella i secoli precedenti di gioco; l'esistenza del gioco non impedisce la nascita di pratiche successive di lettura.
Fonti consultate
- «A history of tarot cards», Victoria and Albert Museum. Consultato il 26-09-2026.
- Tim Husband, «Before Fortune-Telling», Metropolitan Museum of Art, 2016. Consultato il 26-09-2026.
- Mazzo Etteilla, scheda 1904,0511.49.1-78, British Museum. Consultata il 26-09-2026.